Studio di riqualificazione Ambientale
A cura di Valentina Masoni

I fiumi sono stati importanti per l’uomo. Essi furono la culla delle più grandi civiltà del mondo antico e in ogni epoca hanno favorito la nascita e lo sviluppo di comunità creando le condizioni favorevoli all’agricoltura ed ai commerci. Questo ruolo di catalizzatori è venuto meno solo in tempi recenti, quando la trasformazione dell’economia causata dell’industrializzazione ha imposto un modello di sviluppo indipendente dall’ambiente naturale. Improvvisamente la gente ha trascurato il fiume come luogo di incontri, di lavoro e di viaggio per considerarlo solo come elemento della geografia del territorio estraneo alla propria vita quotidiana.

Lo studio presentato in questa sede è un tentativo per riallacciare almeno in parte questo antico rapporto, inoltre si cerca di restituire alla collettività delle parti di territorio considerate a torto marginali ed afflitte dal degrado ambientale.

Il contesto del progetto è il medio valdarno, un’area del bacino fluviale che comprende oltre a Firenze anche importanti cittadine come Scandicci, Signa, Montelupo ed Empoli. Siamo nel cuore della Toscana ed il paesaggio presenta tutti gli elementi tipici della nostra regione: il percorso dell’Arno è circondato da basse colline dai pendii dolci segnate da terrazzamenti coltivati, da vigneti ed oliveti, da casolari rurali sparsi e piccoli paesi situati sulle sommità dei rilievi. In alcuni punti questo abbraccio geografico tra fiume e colline si allenta facendo spazio a pianure come quella empolese, dove le vecchie tenute agricole hanno ceduto il posto all’urbanizzazione del secondo dopoguerra che ha mutato radicalmente i connotati del territorio. L’Arno vi arriva dopo aver percorso una stretta valle che termina alla confluenza con la Pesa, dove si fronteggiano i centri di Montelupo e Capraia. Il paesaggio cambia fisionomia passando dalle pinete e dai boschi di querce ai campi coltivati ed agli orti. Il percorso del fiume risente degli interventi di regimazione e canalizzazione intrapresi negli ultimi decenni nel tentativo di prevenire alluvioni e danni alla popolazione residente: così si sono perdute tutte le strutture che in passato permettevano alla gente di accedere alle acque (pontili, attracchi, pescaie, lavatoi, mulini, ecc.) e molta della vegetazione ripariale indispensabile all’ecosistema fluviale.

Prima di iniziare un intervento così ampio occorre fare un’analisi approfondita partendo dallo Statuto dei Luoghi, cioè l’insieme delle norme che regolano l’uso del territorio e le sue risorse naturali come l’aria, l’acqua,la vegetazione. Il contenuto dello Statuto varia da provincia a provincia a seconda della morfologia del territorio del tipo di attività produttive e dalla distribuzione della popolazione all’interno di esse. Lo Statuto è diviso in sistemi, ognuno dei quali riguarda un argomento specifico della gestione del territorio. Poiché il protagonista dello studio in oggetto è l’Arno non possiamo trascurare il piano redatto dall’Autorità di Bacino, un organo regionale che si occupa del miglioramento della manutenzione del corso del fiume, dei suoi affluenti e dei territori circostanti. Il progetto di riqualificazione abbraccia un territorio molto ampio compreso entro i confini dei comuni di Empoli, Montelupo Fiorentino e –in misura minore- Capraia-Limite. Tutta l’area ha subito una grande espansione edilizia ed industriale che ha portato alla frammentazione dell’unità del territorio parcellizzandolo in frammenti privi di connessione fra loro. Lo scopo è quello di collegare tramite percorsi e “corridoi verdi” ciò che è rimasto dell’ambiente naturale originario, in modo da ricreare una continuità che abbia come denominatore comune la presenza del fiume. Questa nuova identità paesaggistica passa attraverso il recupero di aree verdi di diversa natura: dai parchi urbani attrezzati ai giardini di quartiere, dalle sponde fluviali alle zone agricole ancora integre, dalle aree naturalistiche di interesse locale alle strutture sportive per il tempo libero. Il progetto deve armonizzare situazioni molto diverse e necessita di una rete di percorsi pedonali e ciclabili che ricalchi per quanto possibile i vecchi sentieri di campagna e colleghi tutti gli elementi del paesaggio che il parco intende tutelare e valorizzare. Il recupero dell’ambiente si attua anche con piantumazioni di nuovi alberi che si integrano con il verde esistente; in particolare specie autoctone adatte agli ambienti umidi e varietà presenti in passato nelle nostre campagne richiamando alla memoria l’antico paesaggio agricolo.

 

di Valentina Masoni

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